Buon Ricordo

Il pane in cucina: come riutilizzarlo

10/05/2022

Il pane accompagna la storia dell’uomo fin dal Neolitico. È davvero interessante notare come un solo e semplice alimento sia in grado di racchiudere realtà, simboli, modi di vita e di pensiero differenti. Unisce idealmente popoli diversi: ognuno di essi lo prepara a suo modo, ma per tutti ha un valore molto importante. Si pensi che i canadesi benedicono il pane prima di infornarlo, che i russi lo utilizzano per fare gli auguri (chi mangia il pane ricevuto da qualcuno non deve mai tradirlo), che i polacchi donano bambole di pane durante i matrimoni. In Sicilia è molto radicata la tradizione dei pani votivi, che si preparano in occasione di tante ricorrenze, come la Festa di San Giuseppe e la Pasqua. Lo ritroviamo come elemento portante di tutta quella ritualistica relativa al ciclo della vita e ai cicli stagionali.
Ovunque la sua produzione, preparazione e consumo sono accompagnati da gesti, preghiere, formule e riti di propiziazione e ringraziamento. Allo stesso tempo, questo alimento riveste una grande importanza nel consumo comunitario del pasto, nella necessità di dividerlo e di offrirlo agli altri.

DIVERSE TIPOLOGIE DI PANE PER DIVERSE TRADIZIONI

Vi sono diversi tipi di pane. Ogni regione e ogni Nazione arricchisce il pane con diversi ingredienti in base a tradizioni, materie prime, storia del paese. Ognuno ha un proprio pane tipico, che si tramanda nelle generazioni. Alcuni sono rimasti prodotti tipici della regione o paese, altri oramai sono diffusi in tutto il mondo.

A DOPPIA COTTURA IN SARDEGNA

Pane molto croccante e sottile chiamato per questa sua caratteristica anche Carta Musica. Ha un colore scuro dato dall’utilizzo della farina di grano duro o dalla farina d’orzo. Veniva consumato dalle persone meno abbienti della società. Oggi viene immerso nell’acqua dalla parte ruvida e fatto sgocciolare per ammorbidirlo e poi essere avvolto attorno ad affettati o formaggi. Può essere utilizzato anche secco.

TOSCANO

Prodotto con farina di tipo 00. Solitamente a forma di pagnotta. La caratteristica è che non contiene sale. Esiste anche sotto forma di crostini e di panini. Vi sono tante teorie sul perché in questa regione, a differenza di tutta l’Italia vi sia il pane senza sale. La guerra tra Firenze e Pisa che bloccava gli scambi di sale, il costo troppo elevato del sale ed alcuni pensano abbia origini etrusche!

AZZIMO

“Azymos” dal greco senza lievito. Il Pane azzimo viene dalla cultura ebraica. Nella prima parte della Bibbia si narra che quando gli ebrei scapparono dall’Egitto, guidati da Mosè, non avevano avuto il tempo per far lievitare il pane secondo la tradizione egiziana. Così, prima della partenza, prepararono le focacce azzime, ovvero di pasta non lievitata. In ricordo di questo fatto, gli ebrei mangiano il pane azzimo tutt’ora soprattutto durante la Pasqua.

Il pane azzimo è stato per molto tempo l’unico conosciuto dall’umanità. Si preparava con farina integrale, e si cuoceva mettendo l’impasto su pietre arroventate o cenere calda. Per la sua semplicità, prodotto solo con farina di cereali e acqua, venne per molto tempo considerato il pane dei poveri. Oggi il pane azzimo viene spesso utilizzato nelle diete alimentari, soprattutto quelle dimagranti, perché ricco di amido e valori nutrizionali a basso indice glicemico e, grazie all’assenza di lievito, più facile da digerire.

BAGUETTE

Ideale spalmata con una generosa quantità di burro fresco cremoso, magari con una fetta di brie o di ottimo prosciutto, la baguette rappresenta la quintessenza della Francia, al pari del tipico berretto basco o di una bottiglia di rosé. Se gli ingredienti ufficiali di una baguette de tradition sono farina, sale, lievito e acqua, i panettieri artigiani ricercano minuziosamente la farina da mulini specializzati e lavorano l’impasto in modo particolare, per realizzare un pain di qualità superiore. Tradizionalmente sulla superficie dell’impasto vengono fatti cinque tagli (grignes) per far fuoriuscire l’anidride carbonica. Il “disegno” esatto varia da panettiere a panettiere, come una sorta di “firma”.