Buon Appetito

Il viaggio del pomodoro

06/05/2019

Dall’America all’Italia, passando per Spagna e Francia.

Quando Cristoforo Colombo sbarca in America, e non sa di essere arrivato lì, è il 1492. La data è nota a tutti ormai e la storia del navigatore genovese che scoprì il nuovo continente con le navi spagnole di Isabella di Castiglia e Ferdinando da Aragona, è scritta su tutti i libri di storia.

Non tutti però ricorderanno che il povero Colombo, proprio perché non capì di essere arrivato in una nuova terra, fu messo nell’ombra dai sovrani. Il continente porta, infatti, il nome dell’esploratore che ha dimostrato che quelle terre non erano le Indie: Amerigo Vespucci.

La colpa di Colombo fu, anche, quella di non aver portato in Europa il tanto decantato oro che Marco Polo aveva scritto ne “Il Milione”, ma cibi, piante e colture che fino ad allora erano, per gli europei, sconosciute: il mais, la patata dolce, il tacchino e soprattutto il pomodoro.

La storia ci dice che precisamente in Europa questo ortaggio rosso per eccellenza, tanto amato da noi italiani, fa il suo ingresso ufficiale nel 1596 in seguito ad un altro noto conquistatore, Hernan Cortes.

 

Il pomodoro ha infatti origine in Messico e in Perù: i popoli Maya e Aztechi ne conoscevano già le proprietà e gli usi: lo chiamavano xitomatl (l’inglese tomato deriva proprio da qui), ed era la pianta con frutto a forma rotonda, dalla polpa succosa e numerosi semi. Ogni giorno lo consumavano, anche sotto forma di salsa, esattamente come oggi siamo soliti fare noi con la pasta.

Ma avendo proprio i frutti tanto rossi, il pomodoro venne visto con sospetto e non assaporato per tantissimo tempo. Si racconta che il re di Francia, Luigi XIV, il famoso Re Sole, ne era invece affascinato: amava le fattezze di questa pianta che prima fiorisce con un bellissimo fiorellino giallo e poi esplode nella sua bellezza coi frutti rossi.

Proprio in Francia si tentò di coltivare il pomodoro, ma il clima non era certo adatto: troppo freddo per questa verdura che ha bisogno di tanto sole. I pomodori francesi, infatti, restavano piccoli e gialli.

 

In Italia, al sud in particolare, il pomodoro ebbe grande diffusione: il clima era favorevole e i frutti erano rossi, corposi e succulenti. Furono i poveri e i contadini ad assaggiarli per la prima volta e a cominciare a consumarli in maniera regolare.

Oggi il pomodoro, che è considerato sia un frutto sia una verdura per le sue proprietà, è facile da consumare crudo, tagliato a cubetti o a fette, in un’insalata fresca o cotto nelle tradizionali salse a cui noi italiani non possiamo rinunciare.

Certamente il pomodoro si può dire che è l’ortaggio che più ha viaggiato negli anni: dall’America all’Europa, fino all’Oceania e all’Asia: i frutti rossi di questa pianta hanno trovato diversi impieghi e sono diventati ingredienti di piatti o bevande anche se non appartengono alla tradizione culinaria di quel Paese, ma ormai ne fanno comunque parte.

Anche nelle Filippine si consumavano moltissimi pomodori e quando durante la Seconda Guerra Mondiale scarseggiavano, inventarono il Ketchup di banane, che sebbene non abbia nulla a che vedere con la salsa classica, sempre a base di pomodoro molto amata dagli americani, ne ricordava il sapore. Era tinta di rosso proprio per ricordare il pomodoro.
Non potendolo avere, in questo modo lo evocavano lontanamente!

Non si può non citare la pizza che non è tale senza il pomodoro e quella napoletana è una specialità garantita dall’Unione Europea. Due sono le pizze “antiche”: marinara e margherita e per entrambe il re è il pomodoro.

Infine, amante del sole caldo, una ricerca scientifica ha dimostrato che i pomodori sono meglio conservati fuori dal frigo, perché al di sotto dei dodici gradi la maturazione viene interrotta.

Ecco perché il pomodoro piace sempre ed è impiegato nelle cucine di ogni parte del mondo: è buono, si presta a molteplici usi e non ha bisogno di essere conservato in frigorifero.

Cortés e Colombo non avrebbero immaginato mai che un frutto rosso, addirittura considerato velenoso, avrebbe avuto così tanta vita e popolarità.

UN POMODORO PER OGNI GUSTO

 

POMODORO GUSTO INTENSO

 

Dal sapore deciso e come si può intuire dal nome, intenso, questo pomodoro è particolarmente succoso e con molta polpa. Si presta benissimo per ricette con sughi concentrati come lo squisito astice alla catalana.

 

 

POMODORO CUORE DI BUE

La sua forma ricorda quella di un cuore, a volte di dimensioni tali da sembrare quello di un bue. Con molta polpa e pochi semi si presenta, a piena maturazione, con un colore quasi vinaceo. Grazie alla compattezza della polpa, si affetta molto bene: ciò lo rende ideale per il consumo a crudo, in insalata, a mo’ di Caprese o ripieno di tonno e maionese.

 

 

POMODORO COSTOLUTO

Il nome si riferisce alla classica forma a coste del frutto. Dal colore rosso vivo, con una polpa carnosa e povera di semi è estremamente versatile. Ottimo crudo in insalata ma anche cotto come ingrediente di sughi e perché no, farcito con un ripieno di riso e mentuccia.

 

 

 

POMODORO POLPA PREMIUM

 

Questo pomodoro succoso e carnoso è perfetto per preparare i sughi come quelli di una volta mantenendo intatte tutte le caratteristiche di questo ortaggio genuino e ricco di nutrienti.

 

POMODORO CILIEGINO

Piccolo, dolce, dal colore rosso brillante che ricorda le ciliegie, nella forma e nelle dimensioni. Perfetto come stuzzichino, infilzato su stecchini con mozzarella e olive verdi, si presta anche per vivacizzare l’aspetto e il gusto delle insalate – di verdura oppure di pasta o riso – e per valorizzare la preparazione di pesce al cartoccio.

 

 

 

POMODORO PICCADILLY

Di piccole dimensioni, questo pomodoro è dolce e saporito, ideale per preparare le salse casalinghe perché, durante la cottura, la buccia riesce ad amalgamarsi con la polpa, evitando così l’uso del passaverdure. Il grappolo può essere conservato appeso per più settimane ed essiccato.

 

 

 

POMODORO DATTERINO

Questo dolce pomodoro allungato è stato selezionato agli inizi del 2000 ed è entrato sul mercato solo negli anni successivi. Eppure è sempre più apprezzato da chef e cuochi di casa, ed è in continua evoluzione: oggi il datterino si trova giallo, rosso, piccolo o grande. Perfetto per drink come il Bloody Mary, preparazioni di sughi o sulla pizza.

 

 

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